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La poesia a braccio nasce dal mondo pastorale che poi è quello che l'ha diffusa e fatta arrivare fino a noi. I pastori andando con il gregge avevano l'abitudine di leggere i grandi classici come la Gerusalemme liberata, l'Orlando furioso, poi all'osteria li tramutavano in canto, facendoli conoscere a chi li ascoltava.
Erano cantati in ottava rima, cioè otto righe sei alternati e due baciati, in endecasillabi. Un esempio di endecasillabi può essere tratto dalla Divina Commedia di Dante.
Accanto alla rima in ottava veniva poi usata la terzina che si accompagna molto bene con l'organetto,o con la ciaramella.
Mentre le ottave sono concatenate, cioè se un poeta termina il suo verso in "ello" , l'altro deve cominciare con "ello", usando le terzine bisogna invece proseguire a cantare con la centrale A B A, quindi con la B. L'esempio ci viene da Dante:
Nel mezzo del cammin di nostra vita (A)
mi ritrovai per una selva oscura (B)
che la diretta via era smarrita (A)
Ahi quanto a dir qual era è cosa dura (B)
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinnova la paura !
Di solito queste composizioni celebravano le bellezze del creato, le passioni umane, le fattezze delle donne, e le scene di vita di tutti i giorni, ma molto spesso servivano anche di dialogo a contrasto tra due poeti, che provocandosi a vicenda con la rima, si scambiavano opinioni diverse punzecchiandosi cantando.

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