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Diverse le consuetudini di Preta, alcune delle quali vengono ancora praticate, in occasione di qualche particolare ricorrenza. Nel ricordarle, torniamo indietro con la memoria, e, riviviamo il Capodanno a Preta, quando le ragazze erano solite, la sera dell'ultimo dell' anno, fare la questua per il paese, non tralasciando nessuna casa ed intonando canti di augurio per coloro che erano stati più generosi, e strofe a dispetto, per coloro che invece lo erano stati meno. Quanto ottenuto con la questua, si conservava per la sera successiva, del primo dell' anno, quando ci si riuniva in una casa, e, si consumava un' allegra cena con le cose ricevute in dono.
Altra usanza tradizionale che si ripeteva ogni anno allo scoccare della mezzanotte tra l'anno vecchio e quello nuovo, era quella di cogliere il cosiddetto,
Fiore dell'acqua ossia la prima acqua dell' anno nuovo e, chi per prima la coglieva, lasciava lì un segno.

Anche l' Epifania si festeggiava a Preta con la questua ed una comune mangiata in allegria accompagnata da canti. Ma, mentre per il capodanno, le protagoniste erano le ragazze di Preta, per l' epifania erano i ragazzi.

I festeggiamenti legati al Marimonio erano a Preta accompagnati da<diverse e singolari tradizioni. L'usanza voleva che la sposa portasse nella casa dove sarebbe andata ad abitare, la cassa ovvero la cassapanca in legno contenente il corredo che veniva trasportata su una slitta di legno detta il "tragliuonu" trainata da buoi ai quali per l'occasione venivano infiocchettate le corna. Il tutto era accompagnato dal suono della ciaramella e della tamburella e dal canto noto come il "canto della sposa".

 Come ogni matrimonio che si rispetti, non poteva mancare poi la serenata alla sposa, fatta, la notte prima del matrimonio dallo sposo.
Tradizione era poi che, la mattina del matrimonio, la mamma dello sposo andasse a portare l'oro a casa della sposa, donando anche una collana di coralli dicendo:
"Bella sì, bona nè sacci,
Li curagli de lu figliu me,
Bon prò te facci.
.... per amore della Vergine Maria
meglio morta che vedova sia."

 Ciò ci lascia immaginare quanta simpatia poteva nascere tra le due. Quando poi si festeggiava uno sposalizio, si era soliti recare i regali alla sposa in una cesta detta canestrella alla quale si attaccavano nastri coloratissimi.
Il contenuto dlla cesta era coperto da un fazzolettone, su cui veniva adagiato un gallo con le zampe legate. La canestrella veniva portata sulla testa da una ragazza, che si legava, accompagnata da amici e parenti, davanti alla casa della sposa, dove si ballava la saltarella e, a tutti i parenti venivano offerti vino e dolci.